Poggio Mandorlo

Vinaora Nivo SliderVinaora Nivo SliderVinaora Nivo SliderVinaora Nivo Slider
La parola all'agronomo Print E-mail

Il nostro agronomo è Maurizio Saettini classe 1973. Nel 2001 incontra Roberto Cipresso e dal 2002 lavora a tempo pieno al suo fianco in Winemaking fino al 2012. Attualmente svolge la libera professione.

Maurizio, proviamo a parlare di terroir considerandolo metaforicamente un bouquet la cui bellezza si rivela soltanto sommando le bellezze dei singoli fiori che lo compongono. Se prendessimo un fiore per volta, ad esempio la terra, o meglio il suolo di Poggio Mandorlo, come lo descriveresti?
Innanzitutto bisognerebbe precisare che i suoli di Poggio Mandorlo sono associabili non a un fiore ma due grandi famiglie di fiori, molto diverse l’una dall’altra, all’interno delle quali si possono apprezzare sfumature che evidenziano la bellezza della singola famiglia ed impreziosiscono il bouquet. A Poggio Mandorlo, infatti, abbiamo i suoli riconducibili alla formazione dell’alberese, caratterizzati da calcare attivo talvolta elevato, ricchi in microelementi, pietrosi, a tessitura franco argillosa, sui quali il Cabernet Franc ed il Merlot sono in grado di regalare risposte di grande carattere. L’altra grande famiglia che garantisce una ulteriore dotazione di elementi ai suoli di Poggio Mandorlo, è quella delle argilloscisti, di colore grigio-bruno, costituite da marne alterate con la tipica struttura che tende a sfogliarsi e con flish argillo-calcareo.

Maurizio prendendo il secondo fiore, parliamo del concetto di clima o microclima che incide molto sulla qualità dei vini. Che ne pensi?
Il clima incide moltissimo sull’espressione della pianta. Un Pinot nero ad esempio,  in ambienti caldi perde la setosità, la leggerezza e l’eleganza che lo contraddistinguono in ambienti continentali freschi con escursioni termiche significative, diventando più “masticabile”. Poggio Mandorlo si trova nell’estrema propaggine orientale della Maremma. La presenza del Monte Amiata garantisce un clima continentale, caratterizzato da escursioni termiche più marcate rispetto alla Maremma marittima. Anche le precipitazioni in questa zona sono sensibilmente superiori grazie all’effetto “blocco” che il Monte Amiata, montagna più alta della maremma, esercita sulle correnti umide occidentali. La vicinanza al mare si avverte soprattutto nelle fasi più calde dell’anno, quando grazie alle brezze termiche, la vite rimane in piena attività vegetativa. Inoltre la montagna scherma quasi totalmente lo scirocco, che può ricadere sui vigneti soltanto smorzato e rinfrescato, di fatto impedendo quei fenomeni di disidratazione che si sono verificati negli ultimi anni a seguito di forti sciroccate tardo estive. L’umidità relativa in questa zona è bassa perché Poggio Mandorlo è esposto alle brezze a 400 m slm, al di sopra dell’effetto “conca” della vallata sottostante.
A conferma del microclima particolarmente favorevole, è sufficiente osservare la rigogliosa e variegata vegetazione boschiva, cornice ai vigneti che palesa una condizione che sembra appartenere a latitudini più nordiche: freschezza riscontrabile poi nel prodotto finale.
Questa condizione climatica particolare di fatto favorisce una maturazione delle uve lunga, lenta e priva di arresti, a favore di polifenoli a catena lunga, tannini perfettamente maturi, croccanti ed un corredo aromatico estremamente ricco.

Maurizio, veniamo alle madri dell’uva, parliamo delle vigne di Poggio Mandorlo, altro fiore fondamentale del nostro bouquet immaginario. Non deve essere stato semplice decidere cosa piantare, come avete fatto a deciderlo insieme all’enologo Roberto Cipresso? Dopo quasi dieci anni, conosci le vigne per nome ma anche per carattere o sbaglio. Si può parlare di carattere o peculiarità delle singole vigne?
La decisione di cosa piantare su un determinato terreno diventa tanto più bella ed appassionante quanto maggiore è il grado di libertà di cui si dispone: si parte sempre da un indagine pedologica e climatica, l’intuito e l’esperienza fanno il resto. A Poggio Mandorlo abbiamo goduto di un’ampia libertà d’azione: la scoperta dei suoli calcarei ci ha portato dritti al Cabernet Franc, le escursioni unite alla freschezza “atipica“ del luogo ci hanno indirizzato al Merlot, così come i flish argillo-calcarei ci hanno indirizzato ad utilizzare come miglior interprete il Sangiovese.
Certamente ogni vigna ha un carattere proprio, forte e marcato: faccio l’esempio dei due Merlot e di due Sangiovese.
Il Merlot Vigna Il Guardiano nonostante sia leggermente più alto ha un’esposizione più occidentale e gode di suoli più magri e calcarei: la sua maturazione è sempre più veloce, regala molto calore ed intensità. Il Merlot Vigna il Fosso, seppur leggermente più basso trova un suolo un più profondo, è più esposto verso nord ed è totalmente circondato dal bosco: in queste condizioni il Merlot allunga notevolmente la maturazione e regala note mentolate, eucalipto e sensazioni più setose. I due vigneti si completano perfettamente.
Anche i vigneti di Sangiovese sono molto diversi tra loro: al Sangiovese “scorbutico” di Vigna Ansedonina, su flish argillo calcareo, ricco in scheletro, molto magro e superficiale, si contrappone il Sangiovese più “riflessivo” e “pacato” di vigna il Fontone su alberese.

Maurizio per contestualizzare il detto “il vino si fa in vigna” nella realtà di Poggio Mandorlo. Quali sono le pratiche colturali da te prescelte per gestire le vigne di Poggio Mandorlo che mirano ad ottenere un’alta qualità del vino?
Cercherò di essere il più breve possibile anche se quest’argomento richiederebbe un approfondimento importante. Innanzitutto tutte le lavorazioni sono mirate al mantenimento e miglioramento della struttura del suolo. La struttura di un suolo corrisponde al suo livello di aggregazione: le particelle si aggregano attorno ad un colloide importantissimo per la vita nel terreno: la sostanza organica. Lavorazioni errate “bruciano” la sostanza organica e disgregano queste particelle. A Poggio Mandorlo abbiamo eliminato tutte le attrezzature e le lavorazioni destrutturanti.
Per favorire la strutturazione del suolo integriamo la sostanza organica attraverso la coltivazione tra le file ed il successivo interramento di sovesci preparati ad hoc.
Non utilizziamo mai concimi chimici a pronto effetto ma concimi organici e stiamo progettando una piattaforma per la produzione aziendale di humus.
L’obiettivo di alta qualità si ottiene da piante in perfetto equilibrio ed è questo che cerchiamo di ottenere in vigna.
L’equilibrio perfetto passa da un suolo ben strutturato, ben dotato di elementi minerali, in grado di trattenere acqua utile alle piante e lasciar sgrondare quella in eccesso, permeabile all’ossigeno ed esplorabile fino in profondità dalle radici delle piante.
Ovviamente per perseguire obiettivi ambiziosi la parete vegetale dovrà essere integra, efficiente in ogni fase del ciclo biologico della vite e dimensionata all’uva che deve maturare. La gestione della chioma è uno dei passaggi fondamentali su cui si incentra il nostro lavoro.
Il carico di uva per pianta attraverso interventi mirati viene ridotto sempre intorno o al di sotto del chilogrammo per avere una maturità perfetta ed un rapporto buccia/liquido fortemente sbilanciato a favore della buccia, dalla quale dobbiamo estrarre in vinificazione quanto di meglio.
Determinante per la qualità è la scelta del momento di vendemmia che premierà vinaccioli perfettamente maturi e croccanti e bucce spesse e consistenti.

Che significa rispetto per l’ambiente, must della moderna viticoltura? Cosa si fa a Poggio Mandorlo per perseguire una viticoltura sostenibile?
Il concetto legato alla viticoltura sostenibile è un concetto molto delicato: siamo consapevoli di forzare la natura a fini antropici coltivando la vite e per questo la natura risponde mettendoci i bastoni tra le ruote. Una pianta in un bosco sarà in equilibrio con il resto, se fai una siepe con quella stessa pianta avrai dei patogeni che inizieranno a disturbarne lo sviluppo. Se pianti 10 ettari della stessa pianta l’equilibrio sarà drammaticamente compromesso e le patologie tenderanno a specializzarsi e diffondersi e renderanno indispensabile il controllo per salvaguardare la produzione. La nostra produzione è l’uva sana e perfettamente matura: per controllare la natura che cerca di riportare tutto all’equilibrio si può passare attraverso un approccio più o meno invasivo. La nostra filosofia ci ha portato a scegliere l’approccio meno invasivo possibile. Faccio alcuni esempi: la difesa è incentrata tutta sulla prevenzione, mediante l’impiego di prodotti a base di zolfo e rame esattamente come nel biologico e nel biodinamico. Quando la stagione è particolarmente avversa evitiamo tutti quei prodotti residuali o che abbiano impatto sull’entomofauna utile. I residui di potatura vengono trinciati ed interrati, per contenere gli asporti di elementi dal terreno e restituire sostanza organica. Le concimazioni che abbiamo nominato qui sopra sono tutte organiche ed integrate da sovesci mirati. Le lavorazioni che facciamo sono tutte incentrate sul mantenimento e miglioramento della struttura e prevengono le perdite di suolo. Il livello di sostanza organica nei suoli aziendali è molto alto e questo favorisce il mantenimento dei nutrienti nella rizosfera contenendo le perdite per lisciviazione dei profili. Per riassumere, Poggio Mandorlo è un’azienda sostenibile sia dal punto di vista chimico (ridotto impiego fitofarmaci), biologico (preservazione della biocenosi del terreno ed entomofauna utile) che fisico strutturale del terreno (preservazione struttura del terreno).